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Prosegue la collaborazione con Maastricht

Prosegue con rinnovato entusiasmo la collaborazione fra l'Ospedale di Bergamo, l'Istituto Mario Negri e l'Universit? di Maastricht. ?Il 15 luglio il direttore generale dell'ospedale universitario olandese, Guy Peeters, e il ?direttore delle Relazioni istituzionali ?Piet Daemen hanno fatto visita al Papa Giovanni XXIII per fare il punto sui progetti in corso ed esaminare gli sviluppi futuri, con la direzione aziendale e con Giuseppe Remuzzi, Direttore del Dipartimento di Medicina e coordinatore scientifico del Mario Negri di Bergamo.? ? Molto positivi i numeri che sintetizzano l'esperienza passata: dal 2006 ad oggi sono state discusse 7 tesi di PhD, il massimo titolo accademico per un ricercatore, mentre due sono in corso di elaborazione, una che coinvolge il Papa Giovanni e una il Mario Negri. Quattro i progetti di ricerca di livello europeo messi a punto, due dei quali finanziati e in corso; oltre 20 le pubblicazioni su riviste scientifiche indicizzate; lo scambio di 26 fra studenti e ricercatori fra le tre realt?, senza dimenticare l'accreditamento dell'ospedale di Bergamo da parte della societ? di Nefrologia olandese. ?? ? "Avevamo visto l'ospedale 4 anni fa, quando era ancora un cantiere, ed eravamo molto curiosi di visitarlo - ha commentato Peeters - . Ha superato la nostra immaginazione, non solo per la bellezza e la modernit? del complesso, ma anche per l'organizzazione e la complessit? delle attivit? che ospita. In particolare ci ha colpito la competenza nell'ambito dei trapianti. In Olanda non esiste un Centro universitario che raduni tutte queste competenze". ? Dal canto suo il direttore Carlo Nicora ha evidenziato come l'alleanza con Maastricht, "una delle strutture d'eccellenza della buona sanit? olandese, sia la conferma del posizionamento internazionale del Papa Giovanni XXIII e della sua capacit? di porsi nei fatti come ospedale d'insegnamento".? ? Giuseppe Remuzzi ha sottolineato: "La bont? di questo progetto sta nella collaborazione fra clinici e ricercatori. Questo consente di fare vera ricerca al letto del paziente, confrontandosi con chi sta in laboratorio".